venerdì 13 gennaio 2017

GABBATO LO SANTO 2. Chiara Ubaldini


Nessun elemento della famiglia Ubaldini è oggi riconosciuto dalla Chiesa come Beato, tanto meno come Santo. Giuseppe Maria Brocchi, nelle sue Vite dei Santi e Beati fiorentini, di Ubaldini Beati ne enumera invece ben dodici, peraltro nel volume dedicato ai santi e beati che hanno il pubblico culto alle loro reliquie ab immemorabili quantunque di Essi non si faccia memoria nel Martirologio romano e non se ne celebri la festa con Messa ed Ufizio. Non figura tra questi il celebre Cardinale Ottaviano, ma si va da un Azzo (o Atto) camaldolense a un Rustico Vallombrosano, a un Antonio di Mugello dell'Ordine dei Gesuati. E poi, la Beata Chiara degli Ubaldini che, fra tutti, tiene certamente il primo luogo.

La storia della Beata Chiara è narrata per la prima volta in un manoscritto del 1515 da Fra' Mariano di Ognissanti, citato da Richa. Nata con il nome per noi bizzarro di Avvegnente, era zia di Ottaviano. Andò in sposa a un Conte di Gallura dei Visconti di Pisa, cui diede diversi figli, ma di cui rimase precocemente vedova. La sua indole, unita a una crisi mistica, la condusse a rinunziare ai (cospicui) beni di cui disponeva grazie alla sua famiglia e, sistemata la figliolanza, bussò al Convento di Monticelli, allora gestito da Suor Agnese, sorella di Santa Chiara. Di quest'ultima Avvegnente, oltre che il velo, prese il nome. Il suo attivismo all'interno del convento fu instancabile e apprezzato da tutte le suore. Quando Agnese tornò ad Assisi per assistere gli ultimi giorni della sorella - a breve sarebbe poi mancata anche lei -, non ci furono esitazioni nell'assegnare a Suor Chiara il titolo di madre badessa. Mosse dal suo esempio, due sorelle del Cardinale Ottaviano, Giovanna e Lucia, approdarono anch'esse al Convento ove condussero vite del pari sante. E infatti sono nell'elenco dei dodici beati stilato dal Brocchi.

Il Cardinale Ottaviano Ubaldini in una medaglia pubblicata dal Richa

Dal canto suo il Cardinale Ottaviano, considerando la posizione del Convento scarsamente sicura e esposta ad assalti di malintenzionati, decise di far costruire a sue spese un nuovo Convento, di ben maggiori dimensioni, non distante da San Pier Gattolini (Porta Romana). Una volta ultimato, una solenne processione al suono di tutte le campane fiorentine suggellò il trasferimento.
Quando Chiara entrò nella gloria del Signore, le maestranze della Cattedrale fiorentina costruirono e inviarono al Convento un sarcofago, da Fra' Mariano definito arca, ornato di bassorilievi, nel quale la salma fu deposta. Dopo dodici anni - durante i quali Chiara non fu avara nel compiere miracoli dal cielo -, venne a mancare la nipote Giovanna, e la si volle seppellire nel sarcofago. Quando questo fu aperto, la salma di Chiara era ancora perfettamente conservata, e la sua mano destra era sollevata come nell'atto di benedire.
Nel tempo che la veneranda Suora Magdalena fu badessa di Monticegli, ovvero secondo Brocchi nel 1459, si decise di collocare il sarcofago in luogo più alto et honorevole. La salma fu di nuovo riesumata, e ancora era in perfetto stato di conservazione.

Come si vede, la storia sembra del tutto lineare, e non si differenzia da molte altre vicende umane riguardanti beati oggi sedimentati sotto secoli d'oblio.
In realtà sul piano storico ci sono parecchi punti interrogativi.
La storia di Fra' Mariano fu redatta prima dell'assedio di Firenze (1528). In questa occasione si dovette radere al suolo il Convento. Le monache salvarono il salvabile - tra cui numerose reliquie anche di S. Francesco, nonché il sarcofago -, affidandone parte ai frati di S. Croce. Nel 1531 approdarono nei locali di un ex ospedale presso Via de' Malcontenti. Giuseppe Richa (1755) ebbe modo di vedere il luogo e le reliquie, compresa l'arca che però non conteneva più le salme delle due beate. Può darsi che fossero andate disperse già durante l'assedio. A questo riguardo c'è un inverosimile passo di Marietta de' Ricci ovvero Firenze al tempo dell'assedio (1839), romanzone storico di Agostino Ademollo  ricco di notizie interessanti non meno che di strafalcioni. Come quello secondo cui i frati di S. Croce avevano nascosto sotto il pavimento della Sacrestia della Chiesa numerosi tesori tra cui l'urna d'oro tempestata di gemme contenente il corpo della Beata Chiara Ubaldini, che i frati avevano ricevuta in custodia dalle Monache di Monticelli. I soldati in cerca di salnitro per le munizioni avevano fatto il fortunato rinvenimento e si erano portati via ogni cosa. L'idea che una suora di un ordine mendicante, ancorché proveniente da facoltosa famiglia, si fosse fatta seppellire in un'urna preziosissima è al di fuori di qualunque concepibilità.
Le date della vicenda, mancanti in Fra' Mariano, si è cercato di fornirle in seguito, non senza difficoltà. Richa sostiene che il trasferimento del Convento fuori Porta Romana avvenne nel 1260. Secondo Brocchi la Beata Chiara morì in età molto avanzata nel 1264. In tempi relativamente recenti altri studiosi, tra cui Davidsohn, hanno confutato questa ipotesi, e posticipato il decesso dopo il 1327. Solo in questi anni si troverebbe infatti registrata come badessa del Convento una Suor Chiara. Il che porterebbe a rimettere in discussione le parentele di Chiara con il Cardinale Ottaviano e con le altre due Beate.

© Victoria and Albert Museum London

Il bassorilievo del sarcofago, molto bello, complica tuttavia ulteriormente le cose. Né la stessa storia del sepolcro è priva di punti oscuri. Si trovava ancora integro nel Convento alla fine del '700, ma dopo la soppressione napoleonica (1808) se ne perdono le tracce. Nel 1882 ricomparve il solo bassorilievo che lo ornava, e che da allora si trova al Victoria & Albert Museum di Londra (dal cui sito ho ripreso le foto). Inizialmente l'iscrizione latina con riferimenti a Chiara lo aveva fatto ritenere il sarcofago di Santa Chiara di Assisi. Nel 1949 Pope Hennessy ne dette l'attribuzione corretta. Dalle caratteristiche stilistiche il sito lo fa risalire agli anni 20-30 del '300, ma Angelo Tartuferi (2004) lo riporta all'ottavo o nono decennio del Duecento. Insomma, quando visse realmente Chiara? La questione, per quanto mi è dato sapere, non ha ancora trovato una conclusione certa.
La perdita della salma, e dunque l'assenza di reliquie, è senz'altro fra le cause che hanno portato a dimenticare questa figura di Beata. Secondo Sbaraglia, che cita un manoscritto di Fra' Giuliano Ughi della Cavallina, la Beata Chiara Ubaldini era menzionata in un Martirologio francescano alla data del 27 febbraio.

Aggiornamento del 10 gennaio 2018.
Ho finalmente trovato sul web la seconda edizione del Martirologio francescano redatto da Arthur du Monstier, e pubblicata nel 1653. Al 27 febbraio, la figura di Chiara viene dapprima riassunta così: Florentiae, Beate Clare de Ubaldinis, vidue, Abbatissae: quae nobili exorta prosapia, religione, atque vitae, perfectione enituit. A seguire, una nota biografica relativamente ampia che si rifà probabilmente a fra' Mariano in quanto ripercorre in pratica quanto si è fin qui detto, salvo che il trasferimento del convento è fatto risalire al 1261. La data del decesso della Beata risulta anche qui l'anno 1264.






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